L’Ombra – le molte maschere dell’avversario

Di Lorenzo Speltoni

“La filosofia è conoscenza della verità e la conoscenza della verità è conoscenza della causa.”1 Ognuno di noi marcia lungo un sentiero boscoso. Tutto intorno al sentiero prolificano le più svariate e multiformi manifestazioni consce e inconsce della nostra realtà mentale. Quel fogliame psichico filtra i raggi del sole, la nostra consapevolezza. In fronte a noi vediamo splendere i succosi frutti della nostra coscienza, i fiori sgargianti sbocciati dalle nostre scelte. Ma tutto questo paradisiaco paesaggio, che desta la nostra attenzione e focalizza la nostra volontà, è in realtà immerso in un oceano oscuro, sconosciuto, e come tutto ciò che sfugge alla comprensione, inquietante. È come un’isola di luce; una candela che galleggia sopra una superficie di nuvolosa ossidiana: l’Ombra. Il concetto, elaborato dallo psicanalista

C. G. Jung, si riassume così:

“L’Ombra è vicina all’uomo e ne cela l’inaccettabile; l’Ombra, la figura proiettata sulla parete, che insegue l’individuo anche quando si allontana, è uguale nella forma ma opposta nei movimenti e direzione. L’Ombra è qualcosa che esiste solo in presenza della luce,

poiché un corpo immerso nel buio non ha parti oscure, non ha Ombra. Luce e Ombra sonoquindi considerati come metafore del Bene e del Male, Positivo e Negativo.”2

Quindi quest’ombra è la parte inconscia di noi stessi, ed è assolutamente integrata a noi,

inscindibilmente. Affascinante ed importante è anche il fatto che l’Ombra si manifesti là dove c’è luce, e che dunque, di conseguenza, diventi sempre più intensa e potente man mano che si intensifica il potere luminoso della nostra coscienza. Si tratta di un archetipo, e

che cos’è un archetipo?

“Archetipo: parola regale! Esso è proporzionato a quello che rappresenta. Gli archetipi

sono le costellazioni dell’inconscio collettivo, raggianti, attive, cariche di energia. (…) Un archetipo è, perciò, un’emozione condensata, che vive nell’inconscio collettivo, come una costellazione raggruppa le sue stelle nel cielo. Un archetipo spinge gli uomini verso pensieri, azioni, realizzazioni, pregiudizi, movimenti di massa. Un archetipo è come un vento invisibile che soffia su una flotta di velieri.”3

L’Ombra è dunque un archetipo di straordinaria potenza, ovvero l’Avversario, ciò che ci

tiene lontani dai nostri propositi, dai nostri traguardi. Un guardiano che non si può ingannare né aggirare, perché generato da noi stessi, e questo rende impossibile sfuggirgli,tanto quanto è impossibile respirare fuoco. Se è vero che l’avversario è un archetipo universale, naturalmente è altrettanto ovvia la sua informe molteplicità. Un uomo, mille

maschere, e ognuna di esse è unica, perfettamente calzante alla personalità del singolo.

Filosoficamente, il compito dell’avversario è semplice nella sua strepitosa complessità, nella sua artificiosa ed implacabile metamorfosi: ingannare.

La raffinatezza di quest’arte dell’inganno risiede nel suo agire, perché l’ombra non mente, mai. Ciò che risiede nel nostro

1 Aristotele, Metafisica, libro II, Rusconi Libri, Milano 1978, pag. 119

2 Si veda https://www.stateofmind.it/2017/01/jung-tema-doppio-psicoanalisi/

3 Pierre Daco, Enciclopedie pratiche Sansoni n. 14, Milano 1967, pag. 256inconscio, per quanto spaventoso ed inquietante, è reale, è un fatto. E dunque, se è la verità

di noi stessi che ci viene spalmata sugli occhi, come una terribile ma inevitabile pomata

contro la cecità, dove sta l’inganno? Ebbene, esso si presenta nelle conclusioni che noi

decidiamo di trarre dalla consapevolezza del nostro Sé. Prendere atto delle nostre

problematiche irrisolte, scendere nel tetro ed umido scantinato della nostra mente è

terrificante ma necessario e, seppur spaventoso, ciò che troveremo tra ragnatele di emozioni

e ricordi, infilato tra sudici sacchi di plastica appiccicati alla nostra personalità, fa parte di

noi e ci completa. Comprenderlo ed accettarlo è la strada verso l’adultità, la maturazione e il

conseguente compimento della nostra più sincera volontà di esistenza. L’Avversario tenta

astutamente di impedire questa riesumazione catartica, affinché sia necessario un puro e

reale Desiderio per superare le difficoltà da lui disseminate sul percorso.

“L’Avversario è dunque quell’archetipo che predispone l’ostacolo necessario affinché

ciascuno incontri e integri il magma delle questioni irrisolte, delle scelte scartate, dei limiti

autoimposti, delle emozioni non riconosciute.”4

Il mondo moderno rende tremendamente complesso il processo di analisi personale, dato

che attualmente viviamo in un sistema vetrina, ovvero un’architettura sociale che incanala

tutte le energie dell’individuo nella direzione di un solo ed unico scopo: vendere delle

specifiche impressioni agli altri. Viviamo sempre più attraverso la personalità fittizia di

avatar virtuali, che richiedono una vera e propria “messa in scena”, una parodia della

propria vita. Questo atteggiamento si ripercuote anche nella realtà fisica, con il risultato che

oggi ogni cosa è spettacolo, una recita costante per un vero e proprio Truman Show5 di

massa.

Questo comporta un allontanamento critico dalla consapevolezza di sé, cosa al quanto

paradossale se consideriamo l’aumento esponenziale dei guru del web, con un inevitabile

aumento dei più fantasiosi collage di new age, mental coach e strappi decontestualizzati di

ogni tipo di filosofia, dalla più nostrana ed occidentale alla più esotica.

Questo porta ad un problema: se non si prende sul serio l’ombra, se la si ignora, ubriachi di

ignoranza, essa ci distrugge. Se invece di andare in profondità entro noi stessi fuggiamo

verso palliative consolazioni verremo divorati dalla parte inconscia.

Allora, forse, oggigiorno è necessario una gargantuesca dose di coraggio e una spietata

volontà per non cedere alla tentazione di fuggire dalla nera macchia che circonda la foresta

intorno al nostro sentiero. Perché mai come ora ci si dimentica che stiamo indossando una

maschera. In latino Persōna era la maschera indossata dagli attori. Filosoficamente

parlando, la personalità è dunque l’insieme di mascheramenti che compongono un

individuo.

“La persona, la maschera portata dall’attore nella commedia antica, indicava la parte che

egli rappresentava: l’attore diventava, per la durata della rappresentazione, la persona

della maschera. Dunque, letteralmente, personalità significa la maschera dietro la quale

ciascuno recita la sua parte nella vita, la faccia che presenta al mondo; ed è fin troppo

spesso vero che la personalità vera, nascosta dietro questa facciata, che noi vediamo e alla

quale crediamo, non è la sua effettiva realtà.”6

4 C. Zaffarana, Somnium, Edizioni Ester, Bussoleno 2019, pag. 153

5 The Truman Show – pellicola distopica del 1998 diretta da Peter Weir. Trama: Truman è un uomo che fin dalla

nascita vive all’interno di una falsa città che in realtà è un set cinematografico in cui si gira un reality show di cui

lui è l’unico, inconsapevole, protagonista. N.d.a.

6 W. V. Riohmond, La personalità, Bompiani, Milano 1945, pag. 8È destino di chi rifiuta l’apatia dover immergersi nell’ombra, scontrarsi con l’avversario.

Combattere per ottenere la libertà della consapevolezza, il diritto di sapere, la poderosa e

struggente meraviglia che esplode come uno starnuto dell’estasi nel momento in cui si è

coscienti di poter dare un significato al proprio vagare nel mondo, quando le proprie radici

si fiondano con ferocia nel terreno della realtà, aggrappandosi saldamente ed

inamovibilmente, e la propria Mente viene proiettata nelle più vertiginose altezze, in

cosmiche ed avventurose Regioni dello Spirito.

Un atto di completo eroismo, di ultraterrena, sovrumana potenza: immergersi in sé stessi.

“È pressoché impossibile penetrare e assorbire soltanto attraverso gli studi teorici gli

scarti del pensiero: è un’arte del vivere, è un arte di morire alla vita trasformandola in

contenuti che catalizzino nuova energia per la psiche. Arte relativa alla composizione

<marezzata>, difforme, screziata, inesauribile dell’inconscio. È la prassi del sogno e della

favola, del mito e dell’invenzione; poetica dell’amore che invita all’ascolto, della pietà che

impone di curare le ferite. È un atto misericordioso che riporta a sé stessi e in sé stessi

trova ciò che nell’altro è frammento di vita. È possibilità di negarsi al dolore

concedendosene un altro, diverso, sublime perché fatale. È l’arte di restare ad ascoltare il

lamento che proviene dall’interno come una scossa o un sussulto o un debole richiamo. E in

esso confondersi, per ritrovarne le tracce.”7

7 A. Carotenuto, introduzione a Psicologia, sogno e associazion

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