Nel bellissimo film Disney Darby O’Gill e il re dei Folleti c’è una scena in cui Darby deve vedersela con un terribile fantasma che minaccia la vita di sua figlia. Si tratta del Banshee o, meglio, della Banshee.

Il termine Banshee significa, sostanzialmente “donna fatata”, cioè la donna proveniente dal mondo degli spiriti, delle fate, di quello che potremmo chiamare il “piccolo popolo”. La Banshee è uno spirito femminile, indossa abiti fluttuanti dai colori accesi come il verde o il rosso, talvolta piange, talvolta canta e la sua apparizione è sempre motivo di sgomento e preoccupazione. Si dice, infatti, che Banshee sia legata alla morte o sia, addirittura, l’annunciatrice della morte. Per questo, Banshee è sostanzialmente associata ad un elemento negativo, anche se si tratta di una “negatività” esito di una ambivalenza: di fatto, lo spirito Banshee non è crudele di per sé e tanto meno è inutilmente crudele. Non porta la morte, la annuncia e la annuncia soprattutto presso le famiglie nobili alle quali si lega a motivo di protezione.
Per chiunque sia appassionato di folklore, fiabe e miti è più che evidente l’origine estremamente antica e dunque inevitabilmente complessa di questa creatura. Ricostruirne la genesi, il significato originario è difficile: i motivi folkloristici più antichi, in genere, partono da un humus religioso e quindi si evolvono, nel tempo e a seconda delle influenze geografiche fino a incontrare gli sviluppi che avvengono in seno alle stesse religioni. Cerchiamo quindi di procedere in modo analitico, riassumendo alcune fra le più interessanti suggestioni che circondano la figura di questa fantasmatica fanciulla del mondo gaelico.

La Banshee rappresenta, si diceva, una figura specifica del folklore dell’Irlanda e possiede alcune caratteristiche assolutamente precise, che devono essere identificate e isolate:
1) E’ uno spirito femminile;
2) Possiede una voce chiara e acuta;
3) E’ associata alla morte (secondo alcune versioni del mito è proprio il suo lamento a predire la morte, soprattutto se si manifesta vicino alle case dei nobili e dei privilegiati);
4) E’ metamorfa, cioè può trasformarsi;
5) Possiede lunghi capelli che pettina;
6) Spesso si trova presso i corsi d’acqua.
Fra questi cinque punti ve ne sono almeno tre che possono costituire un valido punto di partenza per una seria analisi comparata: il punto 1 (Banshee è donna); il punto 5 (Banshee possiede un pettine molto prezioso); il punto 6 (spesso appare seduta sulla riva di un fiume).
Cominciamo con le evidenti analogie già presenti all’interno del mondo gaelico: Bean Nighe – la donna che lava si manifesta subito come un analogo modello di fanciulla dai lunghi capelli, che sono pettinati, che se ne sta presso i fiumi e che può predire la morte.
Ma perché già solo all’interno del mondo irlandese troviamo almeno due figure, entrambe femminili, che stanno presso i corsi d’acqua, dotate di lunghi capelli (e quindi con in mano il pettine per mantenerli ordinati) che predicono la morte? La questione sembra davvero troppo curiosa per non essere approfondita, tanto più considerando come da una semplice analisi superficiale appaia già piuttosto evidente la presenza di un modello sottostante ben radicato.

E’ raro che simili modelli si formino e rimangano entro confini precisi ed è dunque non solo lecito ma doveroso avviare una comparazione con altre tradizioni folkloristiche: questa comparazione ci porterà facilmente a notare come il modello che soggiace all’evoluzione di Banshee sia altrettanto “radicato” in popolazioni. Si pensi, ad esempio, ai Rusalka del folklore slavo, che proprio come Banshee stanno presso le acque e che amano passare il tempo a pettinarsi i lunghi e bellissimi capelli con un pettine magico e prezioso, che può essere anche d’oro, d’argento.
Fra i Tartari Kazan è poi nota la figura di Albasta o di Syu-Anasy, parimenti legate alla morte, alle acque, ai lunghi capelli ordinati e asciugati con un pettine prezioso. E ancora la russa Vodyaniha o, più genericamente, la tradizione folkloristica russa ricorda la donna del lago Baikal dai lunghi capelli neri, mantenuti asciutti grazie a un magico pettine di bronzo.
Si noterà facilmente il ricorrere, in tutti questi casi, come in quello della Banshee, del pettine e della sua sostanziale ambivalenza: si tratta di un oggetto evidentemente pericoloso per i semplici mortali, soprattutto di sesso maschile – può portare fortuna, stando ad alcune narrazioni ma, spesso, è invece foriero di morte – ad esempio, rubare il pettine di Banshee significa attirare l’ira degli spiriti e chiamare a sé la morte.
Le motivazioni più, diciamo, superficiali, di questo motivo appaiono evidenti: il pettine appartiene allo spirito e quindi rubarlo significa commettere un illecito morale, che all’interno delle tradizioni religiose e folkloristiche viene sempre punito ma ci sono altri elementi, più profondi, che devono essere considerati. Il pettine di Banshee (o delle sue corrispettive) fa parte di quella ampia categoria di oggetti della quotidianità che – nel folklore – possiedono un potere soprannaturale o numinoso: in quanto tali, sono ovviamente banditi ai comuni mortali e sono particolarmente insidiosi poiché il loro aspetto apparentemente ordinario può facilmente indurre in confusione.
E’ allora ancor più evidente come a dominare la figura di Banshee – e delle sue corrispettive in altre tradizioni culturali – sia proprio il tema dell’ambiguità: Banshee è una donna ma è pericolosa (non è, cioè, ciò che le realtà tradizionali si vorrebbero aspettare da una donna in termini di cura, dolcezza, mite obbedienza); è bella ma mortifera e possiede un oggetto ordinario che tuttavia è eccezionalmente pericoloso.

Alcuni studiosi si sono chiesti se il pettine non sia che un cosiddetto “oggetto di transizione”, ovvero un elemento esterno al soggetto che ne raccoglie alcune caratteristiche simboliche. Nel caso della citata ambivalenza è assolutamente possibile che questa risiedesse, originariamente, nel dato dei lunghi capelli propri di questa creatura femminile: lecito allora chiedersi se esista uno specifico leitmotif, un archeo-motivo, cioè, che collega palesemente e inequivocabilmente il tema dei “lunghi capelli”, a quello del “pettine” fatato e infine a quello, più ampio, della “morte”. Se questo motivo esiste, nuovamente, sarebbe difficile concepirlo come chiuso entro un’area specifica: potremmo perciò trovarci di fronte ad un “motivo errante”, cioè un tema “migratorio” che affonda le sue radici in un dato psicologico, a sua volta responsabile della sua formazione originaria.
Considerata l’apparente origine asiatica del tema, alcuni studiosi hanno ipotizzato che la matrice della Banshee, della Rusalka e delle loro corrispettive debba essere trovato nell’associazione di origine indoeuropea fra la donna e l’acqua e quindi fra l’acqua e la morte secondo il meccanismo di opposizione donna/uomo; fuoco/acqua; vita/morte. Se così stessero le cose, i lunghi capelli altro non sarebbero che un segno della femminilità e per immediata analogia, del potere ammaliatore operato sugli uomini. L’atto di pettinarsi risulterebbe così un analogo dell’atto della seduzione – per altro, tanto in ambito psicologico che antropologico e sociologico, vi sono studi interessanti che evidenziano la stretta associazione fra la vista ed il maneggio dei capelli e l’eccitazione della sfera sessuale maschile e, non a caso, in diverse culture l’atto di contenimento e controllo della sessualità femminile è rappresentato proprio dall’obbligo sociale di coprire i capelli.
Se dunque i capelli della Banshee e delle sue corrispettive sono l’elemento primario sul quale concentrare l’attenzione e se questo si configura come un tabù che dà poi vita ad un “oggetto di transizione”,[1] allora si potrebbe concluderne che Banshee (e compagne) si pettina perché ha i capelli lunghi, perché è bella, perché è donna, perché seduce, cioè conduce verso di sé. Banshee ammalia, affascina e affascinando può dominare. E quindi può risultare pericolosa. Mortale.

La studiosa Margaret Dobbs, concentra la sua attenzione su un altro personaggio irlandese: Etain caratterizzata da un pettine di corallo suggerendo che l’immagine specifica di questa eroina presso il pozzo non sia che un ennesima proposta di antichi culti o forse riti collegati a questo motivo femminile magico e seduttiva.[2] Nel 1998, Mikhailova[3] si è spinta addirittura a ipotizzare la creazione di una associazione inconscia fra il pettine e la vulva, che ha trovato una analogia nelle conclusioni dell’etnologa francese Sorlin [4]e nella sua associazione fra il pettine e la comparsa del sangue mestruale, con la conseguente duplice necessità di sottolineare, attraverso il gesto della pettinatura dei lunghi capelli umidi d’acqua, l’atto della purificazione e della conquistata femminilità.[5]
Se a qualcuno di voi, a questo punto, è venuto in mente anche il motivo della Sirena, sappia che potrebbe non avere tutti i torti: uno studio del 1996 di P. Lysaght,[6] che si è concentrato sulla distribuzione geografica del motivo di Banshee, ha evidenziato una possibile analogia, cioè, una progressiva sovrapposizione di questi modelli.
Corinna è autrice e ricercatrice indipendente. Ha pubblicato diversi saggi sul rapporto tra potere, simboli e religione, con uno sguardo sempre critico e non allineato. È direttrice del Centro Studi e Ricerche C.T.A.102, progetto di divulgazione storico-culturale seguito da una solida community di lettori e ascoltatori.
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BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
K. Briggs, A Dictionary of Fairies; 1977.
M. Douglas, Purity and Danger. An Analysis of Concepts of Pollution and Taboo; 1966,
J.D. Koblov, Mythology of the Kazan Tatars, in: ‘Мифология казанскиx татар’, Известия Общества археологии, истории и этнографии при Императорском Казанском университете; 1910.
P.Lysaght, Irish Banshee Traditions: A Preliminary Survey; Béaloideas, vol. 42/44, 1974, pp. 94–119.
T. Mikhailova, Image of a ‘Woman with a Comb’ as a Mental Universal of the Traditional Culture’ in ‘Образ ‘женщиныс гребнем’ как ментальная универсалия традиционной культуры in: Sociobiology of ritual and group identity: a homology of animal and human behavior. Annual Meeting of the European Sociobiological Society and the Satellite Meeting, Moscow, 44–45; 1998.
Ead., Omens of Death in the Celtic Epic and Folklore Tra- dition in Russian: ‘Знамения смерти в кельтской эпической и фольклорной традиции’), in: Mikhailova, T. A., Kalygin, V. P., & Topo- rova, T. V., 2002, eds., Ideas of Death and Location of the Otherworld in Early Celtic and Germanic Traditions – Представления о смерти и локализация Иногомира у древних кельтов и германцев), Moscow: Yazyki Slavyanskoi Kultury, 253–314.
Ead., Female Hair: Symbol and Function – Semantics of the Colour of Hair in Irish Narrative Tradition, in: ‘Женскиеволосы: символ и функция – семантика цвета волос в ирландской нарративной традиции’ Zmogaus samprata tradicineje kulturoje, Vil- nus, 88–98
Ead., Irish Banshee and Russian Rusalka – the comb-motif – its meaning and genesis, Institute of Linguistics, Studia Celto-Slavica III
Celts and Slavs in Central and Southeastern Europe; in: https://www.ulster.ac.uk/__data/assets/pdf_file/0006/939849/0314.pdf
É. Sorlin, Cris de vie, cris de mort: les fées du destin dans les pays celtiques; Academia Scientiarum Fennica, 1991.
S. Thompson (1955–1958) Motif-Index of Folk Literature. A Classification of Narrative Elements in Folktales, Ballads, Myths, Fables, Mediaeval Ex- empla, Fabliaux, Jest- Books and Local Legends, 6 vols. Bloomington: In- diana University Press.
Si veda:
MOTIF INDEХ – Motif Index of Folk Literature: What It Is and What It Does, The British Columbia Folklore Society
http://www.folklore.bc.ca/Moti- findex.htm
[1] Questo potere si è poi trasferito, per analogia, al solo pettine, così come, in altre circostanze, allo specchio, elementi che, come sottolinea anche Juliette Wood, sono associati anche nel successivo Cristianesimo alla vanità femminile.
[2] Come in: Irish Banshee and Russian Rusalka – the comb-motif – its meaning and genesis, Institute of Linguistics, in: https://www.ulster.ac.uk/__data/assets/pdf_file/0006/939849/0314.pdf, p.221
[3] T. Mikhailova, Image of a ‘Woman with a Comb’ as a Mental Universal of the Traditional Culture’ in ‘Образ ‘женщины с гребнем’ какментальная универсалия традиционной культуры in: Sociobiology of ritual and group identity: a homology of animal and human behavior. Annual Meeting of the European Sociobiological Society and the Satellite Meeting, Moscow, 44–45; 1998.
[4] Cf. É. Sorlin, Cris de vie, cris de mort: les fées du destin dans les pays celtiques; Academia Scientiarum Fennica, 1991.
[5] P.Sorlin, Image, réve, histoire, Anthropologie et Sociétés 16.1 (1992): 95-102. A.Caforio, La tradizione irlandese tra mito, storia, quotidiano folklorico: il rapporto vivi morti. EDUCATT, 2000.
[6] Come in: Irish Banshee and Russian Rusalka – the comb-motif – its meaning and genesis, Institute of Linguistics, in: https://www.ulster.ac.uk/__data/assets/pdf_file/0006/939849/0314.pdf

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