LA STORIA INFINITA: ANALISI FILOSOFICA ED ESOTERICA

Panoramica di vita

Michael Andreas Helmuth Ende è uno dei più noti scrittori tedeschi del Novecento. Nasce nel 1929: suo padre, Edgar, è un noto pittore, che si era formato ad Amburgo e aveva intrapreso un percorso di profonda ricerca artistica, capace di collegare le suggestioni del surrealismo al romanticismo tedesco.  Quando Micheal ha cinque anni, la famiglia si trasferisce nel quartiere Obermenzing di Monaco a Monaco-Schwabing e affitta un ampio studio per consentire a Edgar di lavorare: è una sistemazione molto particolare poiché al posto del soffitto c’è una sorta di cupola di vetro che consente al piccolo di addormentarsi vedendo sempre il cielo e le stelle e per Micheal questo è e rimarrà sempre un particolare “ovviamente significativo” della sua vita.  Il padre è amico di vari artisti e intellettuali attivi nella Germania del tempo e la casa di Micheal è un luogo di ritrovo per filosofi, artisti e anche per coloro che si occupano di temi legati alla filosofia esoterica, alle religioni mistiche orientali. E’ in questo periodo che Edgar insegna al figlio una tecnica per trovare ispirazione: cercare immagini spontaneo nell’assoluto buio – restare, ad esempio, in una camera oscurata per ore e ore, lasciando salire dal profondo immagini, scene, che si spingono oltre la coscienza razionale.  Queste immagini,  Edgar le trasforma in dipinti ad olio.   

Michael Ende: "caro Salvatore, ti auguro di ritrovare il tempo dell'anima"

Se sotto molti aspetti l’infanzia di Micheal è ricchissima di stimoli positivi, declinati in particolare all’arte, dall’altro crescere nella famiglia Ende non è facile: innanzitutto i soldi scarseggiano, soprattutto a partire dalla fine del ’35, infatti, a seguito dell’ascesa di Hitler, le opere di Edgar iniziano ad essere attenzionate come poco gradite al regime e addirittura bollate di rappresentare la cosiddetta “arte degenerata” ovvero non in linea con l’etica e l’estetica nazista. Entro il 1936 alla famiglia Ende viene imposto di sospendere qualsiasi esposizione delle opere d’arte di Edgar.  Nel 1937,   come noto, le autorità naziste iniziano una vera e propria epurazione museale, rimuovendo qualsiasi elemento considerato appunto entartete Kunst,  quindi un’arte che si collocava in totale opposizione rispetto ai fondamentali che sostenevano l’ideologia totalitaria germanica. E’ ormai iniziato il tempo del clima di ferro, delle persecuzioni di amici ritenuto scomodi e Michael impara ad essere prudente, a non parlare con gli estranei di ciò che sente a casa, ad esempio, a non manifestare troppo le sue idee.  Più in generale, il 1937 è un anno davvero orribile per gli Ende – non solo tutte le opere di suo padre Edgar vengono definitivamente confiscate ma muore anche il più caro amico di Micheal, Willie. Anche il momento dell’ingresso all’Humanistische Maximilians-Gymnasium si rivela particolarmente arduo, poiché l’esame d’ingresso è molto difficile; Micheal lo supera ma con enorme difficoltà, inoltre, solo un anno dopo, riceve una forte sanzione disciplinare che implica un temporaneo allontanamento dall’Istituto. Per la già fragile e provata psiche di Micheal è troppo… inizia a odiare la scuola…e persino a pensare di togliersi la vita. Dirà, a tal proposito: “Per me la scuola è stata una permanenza in una prigione grigia e incalcolabilmente lunga (…) non c’era molto che si potesse salvare per me, avevo già il trauma scolastico troppo profondo”.

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Edgar è arruolato nel 1941 e parte per Colonia; nel 1943 arrivano i bombardamenti ad Amburgo e Micheal si trova proprio lì, per far visita a suo zio: “Fu davvero la fine del mondo. Mi torna sempre in mente nei miei sogni il modo in cui recuperammo i cadaveri in umido ridotti a misura di bambino. Vedo ancora l’esercito di persone disturbate che vaga tra le rovine come in un labirinto”. Nel 1945 è arruolato anche Michael, che viene mandato al fronte: resiste pochissimo e decide di fuggire, di disertare l’esercito nazista. Approfittando del buio della notte, Michael fugge per oltre ottanta chilometri e raggiunge la casa della madre. Qui inizia a riflettere sulla formazione o l’ingresso in un gruppo anti-nazista, cosa che farà dopo poco, quasi contemporaneamente all’incontro con l’Antroposofia di Rudolf Steiner. Purtroppo, anche la fine della guerra non rende la vita di Micheal più semplice: il matrimonio dei suoi genitori è infatti ormai distrutto, il padre convive con una ragazza della stessa età di Micheal e la madre tenta il suicidio. Tutto questo vissuto, denso,  estremo, cala su Micheal e ne informa immancabilmente il pensiero filosofico, che dal mix emotivo di elementi positivi e negativi del tessuto famigliare, alla guerra, dall’esoterismo alle suggestioni filosofiche e artistiche si andrà progressivamente ma tenacemente a costituire a partire proprio dalla fine della guerra. 

The Neverending Story by Michael Ende [FIRST EDITION / FIRST PRINTING]

La Storia Infinita: intreccio

La sua opera più celebre è del 1979: Micheal ha 48 anni e termina la stesura de “La Storia Infinita” – Die unendliche Geschichte  – destinata ad avere un successo mondiale clamoroso. L’intreccio non è semplice e lineare: la storia si svolge a cavallo fra due mondi, due dimensioni spazio-temporali fra loro interconnesse ma distaccate, il mondo dei mortali e Fantàsia, regno dal quale si forma il corpus dell’immaginifico umano. I protagonisti sono il piccolo Bastiano Baldassarre Bucci (modellato sul ricordo dell’amico Willie, morto prematuramente) ed il piccolo e coraggioso guerriero Atreiu – de facto, sua “controparte” fantastica. L’Imperatrice Infante, Signora di Fantàsia, sta morendo mentre il suo vasto Regno è minacciato dall’avanzare implacabile del Nulla: Bastiano inizia a leggere le avventure di Atreiu in un libro, trovato presso la libreria del Signor Coriandoli e, facendolo, si ritrova ad esserne risucchiato e a farne parte fino a diventare un attivo protagonista degli eventi, riuscendo così a congiungere fattualmente i due mondi. Cerchiamo di vedere, nello specifico, la trama: Bastiano ha dieci anni e una vita difficile, a scuola non va bene e, dopo la morte della mamma, non riesce a trovare conforto nella distaccata figura paterna. Si rifugia così in un suo mondo, fatto di libri e storie che nulla hanno a che vedere con una realtà difficile, resa ancora più dura dai compagni bulli: proprio nel corso di una fuga dall’ennesimo tentativo operato dai suoi compagni di picchiarlo, Bastiano  incontra Carlo Corrado Coriandoli, titolare della libreria antiquaria che conserva una copia de La storia infinita. Bastiano ruba il libro e rifugiatosi nella soffitta della sua scuola inizia a leggerlo. Come già accennato, l’Imperatrice del Regno di Fantasia sta morendo a causa di una sconosciuta e apparentemente inarrestabile malattia. Le condizioni di salute della sovrana si riflettono sul benessere delle sue terre e del suo popolo, che infatti è progressivamente devastato dal “Nulla”, che letteralmente lo inghiotte e, appunto, lo “nullifica”. Il giovane Atreiu è così insignito del potente talismano Auryn e incaricato dalla sovrana di partire alla ricerca di una cura. Le molte avventure di Atreiu sono appunto seguite tramite le pagine del romanzo dal piccolo Bastiano, che lentamente realizza di essere parte integrate della storia medesima, fino a che lo stesso Atreiu non realizza che l’unica possibilità di salvezza per Fantasia risiede in un essere umano che, trasportato in Fantàsia stessa, provi a dare un nuovo nome all’Imperatrice.  Bastiano si rende naturalmente conto di essere il prescelto ma esita e quindi l’Imperatrice si reca dal Vecchio della Montagna Vagante, che possiede la copia “fantastica” de “La Storia Infinita”:  la storia ivi contenuta contiene sia la vicenda di Atreiu che quella di Bastiano che quindi si decide a pronunciare il nome dell’Imperatrice – sarà “Fiordiluna”. Fantàsia è però già stata nullificata e dev’essere ricostruita: nuovamente, sarà Bastiano a farlo, a partire dai suoi desideri e dal potere del citato Auryn che può rendere reale ogni desiderio.  Bastiano è piccolo, come visto, con una vita difficile alle spalle e quindi, ovviamente, immagina se stesso come l’opposto di quanto odia in se stesso: la paura lascia spazio al coraggio e la fragilità alla forza. Come un ideale e invincibile guerriero, Bastiano inizia così a vivere le sue personali avventure nel mondo dell’immaginario umano, “creando” mentre “vive”, come un novello dio di un universo da rinnovare.  La potenza di Fantàsia sta però nella capacità di rendere appunto esterni al soggetto gli elementi soggettivi e dunque ciò che Bastiano inventa assume poi una sua propria vita e identità, le cui conseguenze finali sono al di là della volontà apparente di Bastiano stesso. Inizia così una follia egoica da parte dell’inesperto Bastiano che decide di nominarsi nuovo imperatore di Fantasia e per questo finisce nella “Città degli Imperatori” –  un luogo riservato a tutti coloro che mal gestendo il sacro immaginario sono impazziti  di illusione e di ambizione compensatoria, ognuno di loro ha avuto un momento realmente eroico, quando ha raccolto La Storia Infinita e ha salvato l’Imperatrice e ognuno di loro ha esercitato senza saggezza i misteri di Fantàsia e la Potenza del “Fa’ ciò che Vuoi” che è il motto dell’Auryn.  Bastiano riesce a fuggire e recuperare tutti i ricordi di se stesso – a questo punto, l’Auryn si apre e mostra la fontana delle Acque della Vita –  bevendone l’acqua potrà tornare nella vita reale e ritrovare tutti i suoi ricordi.La fine de La Storia Infinita narra della scomparsa del libro stesso: una volta salvata l’Imperatrice, l’opera scompare dal mondo degli Uomini per riapparire al bisogno di un nuovo prescelto. Chi lo custodisce è Coriandoli, che “aggancia” i prescelti lungo il dipanarsi di una storia, appunto, infinita. 

1983 First American Edition, First Printing of the Neverending Story by  Michael Ende First English Translation Edition - Etsy

La Storia Infinita è un libro meta-libro, un progetto assolutamente unico nel suo genere che Ende avrebbe desiderato si accompagnasse a una produzione fisica del testo, adeguata a darne l’impressione di un vero e proprio libro magico, il libro narrato nel libro stesso. Tuttavia i costi di produzione sarebbero stati impressionanti e quindi per la prima edizione si optò per una rilegatura di pregio ma più modesta rispetto ai progetti artistici dell’autore. 

The Neverending Story, fantasy, auryn by staytrueponyboy

Temi e interpretazioni

La storia infinita non presenta solo un problema di gestione fisica del testo ma anche di classificazione del contenuto, in quanto inquadrarlo entro i confini, ad esempio, di un fantasy risulterebbe chiaramente un’operazione lacunosa e persino fuorviante: la storia infinita è un  fantasy, un libro di filosofia, una lunga fiaba dalla morale implicita e un’opera dal chiaro intento formativo Anche stendere una panoramica completa sull’opera analizzandone i temi portanti non è semplice. Va certamente e innanzitutto premesso il fatto che Ende è autore fortemente segnato dal momento storico nel quale ha vissuto, dalle complesse questioni famigliari, dall’incontro fin dalla più tenera età con il mondo dell’arte e della mistica. L’orrore della guerra, del Nazismo, di una umanità che sembra giunta all’Apocalisse è di certo un punto di partenza fondamentale per comprendere il valore altamente catartico de La Storia Infinita così com’è fondamentale fissare questa catarsi entro il confine appunto dell’arte, della fantasia, dell’illogica meraviglia del Sacro declinato in ogni sua forma.

La fantasia, quale umana facoltà, è per Ende il vero motivo salvifico, in quanto forza vitalizzante capace di riportare l’Uomo disumanizzato a una dimensione “umana”. L’inaridirsi del Sacro, della fantasia, dell’immaginazione, dell’arte, del bello è l’inaridirsi stesso dell’essere umano e la morte dell’Imperatrice è la morte di un mondo incapace di rialzarsi, di suggere nuova linfa vitale da se stesso per riorganizzarsi, produrre nuove realtà, nuovi simboli, nuove impressioni, nuove emozioni.  Secondo le influenze ricevute sia dalla prossimità all’elaborazione del processo artistico che dalle elocubrazioni proprie dell’Esoterismo europeo dei primi decenni del XX secolo, Ende concepisce l’atto immaginativo quale atto creativo in senso concreto, dotato della virtù quasi numinosa di creare: tale creazione, in potere dei “figli di Adamo” che – secondo la Bibbia – nominò per primo tutto il Creato di Dio, porta con sé la responsabilità ultima di fornire un senso altissimo alla vita. A questo compito è chiamato l’artista, che è mago, cioè gestore del Sacro là dove il “sacro” è inteso come l’immaginifico motore del reale. 

Questo mago è quindi e innanzitutto artista, ma nel senso più elevato del termine, in quanto è l’esploratore dei segreti dell’esistenza, che incontra lasciandosi trasformare dagli stessi, con l’innocenza di un bambino, verso la sapienza dell’adulto. Sotto certi aspetti, la figura di questo eroe salvatore di se stesso e, quindi, per estensione, dell’intera umanità, ricorda il Fanciullo nietschiano, che emancipato dal peso del Cammello e dall’impeto del Leone, riformula i simboli della vita donandoli al prossimo. 

Il suo atto, prossimo, come già detto, a quello divino, è un atto di quel supremo egoismo che coincide con il più elevato altruismo, una formulazione questa, solo apparentemente contraddittoria, che caratterizza, ancora una volta, il linguaggio proprio delle tradizioni esoterico-iniziatiche. Non a caso, ciò che partorisce Bastiano per Fantasia – sala macchine del reale del mondo umano – rappresenta null’altro che un vitalizzante impulso iniziale: è il Ruach, il soffio di vita che prelude alla consegna dei Simboli medesimi al Sacro, affinché ivi vivano non più in dipendenza dal Creatore ma in autonomia, al contempo al di fuori e all’interno del soggetto. 

Ancora di matrice biblica ed ermetica è l’importanza attribuita all’atto del “nominare” ciò che si crea, così determinandone le caratteristiche d’identità e permettendone appunto la duplice esistenza interiormente ed esteriormente al soggetto: questa profonda fusione fra soggettivo e oggettivo rappresenta quindi una trave portante del pensiero espresso da Ende, che pare attribuire, ciclicamente, ad almeno un essere umano la facoltà di porne in atto i complessi meccanismi al fine di rinnovare costantemente il mondo valoriale.  Naturalmente a questo salvatore prescelto spetta necessariamente affrontare un cammino determinato da ostacoli e sofferenze. 

Si tratta di un motivo che può trovare la sua piena significazione nei più fertili riverberi del Romanticismo europeo, e in particolare delle riflessioni – filosofiche ed artistiche – attorno allo  “streben”  –   E’ infatti nello sforzo struggente dello streben  che l’eroe accetta di significare il proprio vivere attraverso un’avventura costantemente volta al superamento dei limiti e degli ostacoli, obbedendo alla sua tensione innata verso l’infinito.  Di per sé, naturalmente, l’infinito è irraggiungibile ma l’essere umano ha in sé la facoltà di tendere all’infinità, all’immensità, all’incommensurabile: se innanzitutto Kant aveva individuato nel principio dell’Io la struttura del conoscere, tale “io” era tutta via e necessariamente finito; sarà   Fichte a determinare l’io  – unico principio, formale e materiale, produttore di oggetto e motore di conoscenza dell’oggetto sensibile medesimo. L’io si fa quindi e inevitabilmente infinito in quanto tutto esiste nell’io e tutto esiste per l’io. 

La ragione – forse, diremmo oggi, la Coscienza – da sola facoltà conoscitiva si principio fondante del reale: l’io rappresenta il principio massimo, che genera il soggetto e l’oggetto fenomenico. Là dunque dove la ricerca dell’infinito è necessariamente priva della possibilità di raggiungere la meta – qui, la  sensucht, la nostalgia per ciò che non si avrà mai, che si trasforma in aspirazione costante –   lo scopo della vita si sposta sul divenire per “farsi liberi”.  

Non a caso, anche la dimensione del desiderio è fondamentale nell’opera di Ende: l’atto del desiderare, quindi del volere, da parte della coscienza, rappresenta inannzitutto il motore immaginativo che costruisce per il soggetto le tappe del percorso del divenire, della trasformazione – si tratta però di un atto pericoloso che, se portato avanti con capriccio, dissemina il percorso di trappole che conducono a un debordamento dell’Ego: a questo scopo esiste, nel regno di Fantasia, la già citata “Città degli Imperatori”  – il non-luogo in cui rimangono eternamente intrappolati coloro il cui desiderare si è trasformato in follia. 

Fra un folle e un dio la differenza è dunque impercettibile, tutto sta nel Viaggio, nell’innocenza, nella capacità di porre in opera la propria Vera Volontà, per dirla con Crowley, a cui è ispirata la stessa scritta presente sull’Auryn, l’Ouroboros che rappresenta l’Imperatrice Bambina di Fantasia: “Fa’ ciò che vuoi”.

Il cammino di ricostruzione della propria identità, reso, nell’opera di Ende, attraverso l’importanza attribuita al processo del ricordo e della memoria, è necessario per “saper volere” senza impazzire: ricapitolare la propria esistenza, possedere un passato e determinare un futuro, è ciò che serve per trascendere infine ogni dimensione di spazio e di tempo e aprire, simbolicamente, i serpenti dell’ouroboros per godere dell’Acqua della Vita. 

Considerati questi basilari elementi di analisi di un’opera tanto lunga e complessa, non sorprende la difficoltà di accettazione della stessa da parte di buona parte della critica: la filosofia che sottende all’opera è ben definita e certamente così sottile e ambivalente da prestarsi a facili deformazioni. E’ precisamente contro queste deformazioni e semplificazioni che Ende lottò duramente a partire dal 1983, quando si rese conto di ciò in cui si stava trasformando il suo romanzo attraverso la realizzazione cinematografica. 

«Auguro la peste ai produttori. Mi hanno ingannato: quello che mi hanno fatto è una sozzura a livello umano, un tradimento a quello artistico»Come noto, nonostante i tentativi portati avanti dallo stesso per bloccare la proiezione dell’opera, questa fu edita dal 1984, riscuotendo per altro un enorme successo: a Ende non restò che intraprendere una nuova causa alla produzione affinchè fosse almeno eliminato il suo nome dai titoli – anche in questo caso

Corinna è autrice e ricercatrice indipendente. Ha pubblicato diversi saggi sul rapporto tra potere, simboli e religione, con uno sguardo sempre critico e non allineato. È direttrice del Centro Studi e Ricerche C.T.A.102, progetto di divulgazione storico-culturale seguito da una solida community di lettori e ascoltatori.

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