MISTERI DI ELEUSI: RITI E SEGRETI

I MISTERI DI ELEUSI – UNA BREVE PANORAMICA INTRODUTTIVA 

Ciò che viene mantenuto segreto non è più così significativo, se esaminato da vicino; decisivo è il fatto che resta segreto” .[1]

Allora Metanira riempita una coppa di vino dolce come il miele,
a lei la porgeva; ma la dea la respinse: disse che in verità le era vietato
bere il rosso vino, e comandò che le offrisse come bevanda
acqua, con farina d’orzo, mescolandovi la menta delicata.
La donna preparò il
 Ciceone, e lo porse alla dea come ella aveva ordinato:
Demetra, la molto venerata, accettandolo inaugurò il rito
”.[2]

Telesterion[3]

I riti Eleusini si svolgevano, appunto, ad ᾿Ελευσίς, una città dell’Attica[4] dove sorgeva un importantissimo santuario[5]dedicato alla dea Demetra che ricadeva sotto l’ “ala” di Atene. Secondo alcune fonti, come la Periegesi di Pausania, prima di chiamarsi Eleusi, la città era denominata Saisaria, nome di un’eroina locale legata al mondo degli Inferi.  

La collegava ad Atene la Via Sacra, un percorso lungo circa 22 km che rivestiva una importanza fondamentale nelle ritualità che, fin dall’epoca micenea e, in seguito, in particolare nel mese di Boedromione (grossomodo corrispondente al periodo a cavallo di settembre-ottobre) si svolgevano a cavallo fra le due città.

I Riti Eleusini hanno una matrice agricola, evidente nell’importanza del mito della Dea Demetra e della sua figliola Persefone, che sostanzia gli atti rituali del culto e rappresenta una delle prime e più importanti fonti su queste celebrazioni misteriche. 

Figlia di Crono e Rea, sorella di Ade, Poseidone e Zeus e madre di Persefone,[6] nell’iconografia antica, Demetra è rappresentata con una ghirlanda di granoturco e a volte tiene delle spighe in mano.[7]   L’etimologia del suo nome ci riporta, forse all’ideazione della “madre terra”; la sua sfera di azione è quella della φύσις, della natura, del cibo, della sopravvivenza grazie alle possibilità di impiegare ciò che dona la terra.[8]

Non è semplice rintracciare le origini di questa figura e ancor più è complesso ricostruire la genesi del tessuto mitologico che la caratterizza con certezza almeno dall’età arcaica: alcuni studiosi hanno ipotizzato che il nucleo originario dei culti agricoli di questa dea-madre-terra sia da rintracciare nel Vicino oriente e, poi, in Egitto e che una serie di celebrazioni poi confluite anche nei Misteri Eleusini fossero già attive a Creta nel corso del XV secolo.[9]

Ad Atene, Demetra non era celebrata solo nel corso dei culti di Eleusi ma anche nel corso delle Θεσμοφόρια – le Thesmoforie – che si svolgevano in corrispondenza del nostro tardo ottobre.[10]  Erano suddivise in tre fasi, che corrispondevano alla visita al Santuario di Demetra presso la Pnice,[11] al digiuno compiuto da tutte le donne “di buona famiglia” – come ricorda Margherita Guarducci – che precedeva la celebrazione (sostanzialmente segreta e riservata) di una serie di ritualità dedicate e, infine, alla celebrazione del potere generativo e rigenerativo.

Placca votiva in terracotta, Eleusi; IV secolo a.C. Museo Archeologico Nazionale, Atene.
Gli iniziati portano le fiaccole; la Dea Demetra si trova presso gli Hierà – gli oggetti sacri.

Secondo alcuni studiosi, una delle parti più significative di queste ritualità consisteva nel disseppellimento di un tesoro, forse consistente nei resti – ϑεσμοί  – di un sacrificio di maiali compiuto nel corso dei mesi precedenti: è possibile che tali resti fossero bruciati e che le ceneri fossero impiegate per nutrire la terra che, così, riacquistava idealmente vigore. 

Anche i Riti Eleusini comprendevano diversi elementi che alludevano alla rigenerazione, alla purificazione e soprattutto che dovevano essere ammantati dalla segretezza.

La parola italiana “misteri” è legata al termine mysteria, che non è mai usato al singolare e che indicava, in età classica: “lo spazio cultuale e rituale in cui si guadagnava l’eventuale conoscenza, quale che essa fosse. In quanto spazio essi erano a loro volta inseriti nel più ampio contesto rappresentato dal ciclo festivo pubblico, entro il quale ogni divinità trovava il proprio specifico spazio, come destinataria di culto tanto quanto era oggetto di mitologia”. [12]    

Fondamento delle ritualità è, come accennato, il mito del rapimento di Persefone, illustrato innanzitutto nel celeberrimo Inno Omerico – di cui riportiamo alcune piccole parti – forse databile fra il VII ed VI secolo a.C. 

Dèmetra chioma bella, la Dea veneranda, nel canto
celebro prima, e la Dea dall’agil mallèolo, rapita,
come il tonante volle Croníde, dal Nume Edonèo,
lungi da Dèmetra, Dea datrice di pomi, Signora
delle stagioni, 

(…)

L’udì la celeste sua madre,
e nel suo cuore acuto cordoglio s’effuse; e le bende
con le sue mani strappò d’intorno alle chiome immortali,
il cerulo suo manto gittò via dagli omeri entrambi,
e si lanciò, che un uccello pareva, per terra e per mare.

a ricercare la figlia; ma niuno degli uomini volle
dirle la verità, nessuno dei Numi immortali,
nessuno giunse a lei degli uccelli veridico nunzio.
Per nove dí, sovressa la terra, la Dea veneranda
corse, in entrambe le mani stringendo una fiaccola ardente;
né, pel suo cruccio, mai di nèttare dolce o d’ambrosia
cibo toccava, mai non tuffò nei lavacri le membra.
(…)

     E cruccio più mordace, più fiero struggeva la Dea;
e irata contro il figlio di Crono signore dei nembi,
lungi vagò dal consesso dei Numi e dai picchi d’Olimpo,
per le città degli umani, pei fertili campi, l’aspetto
suo nascondendo a lungo; né alcuno conoscerla seppe
che la vedesse allora, né uomo, né donna elegante,
sinché giunta alla casa non fu dell’accorto Celèo,
ch’era in quel tempo sovrano d’Elèusi fragrante d’incensi.
(…)
E Metaníra, una coppa di vino più dolce del miele
rempiuta, a lei la porse. La Diva, però, la respinse:
bere purpureo vino, diceva, non l’era concesso;
ma disse che farina con acqua e fragrante puleggio
mescesse, e a lei l’offrisse da bere. La sacra bevanda
quella apprestò, l’offrí, cosí come volle la Diva.
Deo veneranda l’accolse, fu questo il principio del rito.
(…)
Ed ora, il popol tutto mi deve innalzare un gran tempio,
e presso un’ara, lungo la fonte Callícora, sotto
l’eccelse mura della città, sopra il clivo che sporge.
Ammaestrare nei riti li voglio io medesima; e voi
con sacrifizi puri potrete placare il mio cuore».
     Detto cosí, tramutò la Diva figura e statura,
gittò via la vecchiaia, spirò tutta quanta bellezza:
una soave fragranza s’effuse dai pepli odorati,
uno splendore lungi raggiò, dalle membra immortali,

 (…)e fu fondato il tempio, fiorí per voler della Diva.
(…)

Giubilò la saggia Persèfone, e un balzo
súbito die’, per la gioia. Ma un chicco soave lo sposo,
di melagrano le die’ di nascosto, perché lo mangiasse,
e a sé cosí provvide, perché non restasse la sposa
eternamente presso la Diva dal cerulo peplo.
(…)

Ora, poi ch’ebbe tutto disposto, la Diva, all’Olimpo
novellamente salí, fra il consesso degli altri Immortali.
E qui, vicino a Giove signore del folgore, stanno
beate ed onorate. (…)

Diva delle stagioni, Signora che rechi i fulgenti
doni, tu stessa, e teco tua figlia, Persèfone bella,
dammi, dell’inno in cambio, ch’io meni gioconda la vita,
Io mi ricorderò d’esaltarti in un carme novello.

La figliola di Demetra è rapita dal dio degli Inferi, per volere dello stesso Zeus: Demetra, offesa e ferita come madre e come Dea, vaga alla ricerca disperata della fanciulla, con le torce in mano, senza nutrirsi, affrontando insieme al dolore il deperimento fisico, fino al suo trasmutamento ed occultamento, attraverso il quale si aggirerà fra i mortali, lontana dagli Déi suoi pari che l’hanno offesa. Giunta poi presso Eleusi, viene accolta dal Signore Celeo e dalla sua sposa Metanira; qui avvengono una serie di fatti piuttosto importanti: innanzitutto, Demetra incontra Iambe – ᾿Ιάμβη – che con i suoi scherzi riesce, per la prima volta, dopo molti giorni, a farla sorridere; quindi le viene offerta una coppa di vino che la Dea rifiuta per accettare invece del Ciceone; infine, la Dea per ricambiare l’ospitalità dei Signori di Eleusi dona a Demofoonte l’immortalità attraverso un complesso rituale che include l’unzione ed una sorta di “battesimo di fuoco”. [13]

Naturalmente, lo “sciopero” posto in essere da Demetra nel corso del suo lutto si ripercuote sull’intera umanità, allarmando Zeus che quindi invia al dio infero Hermes affinché si discuta sulla restituzione di Persefone alla madre: sorge tuttavia un problema, Persefone ha mangiato i frutti del Melograno, un cibo infero che la lega eternamente al suo sposo. E’ così stabilito che Persefone torni dalla madre ma solo per un lasso di tempo breve, al termine del quale farà ciclicamente ritorno nella Casa di Hades, di cui ormai è Regina.  Demetra accetta questo accordo e infine fa ritorno presso i suoi pari, i Numi, ponendo termine al suo dolore e, con esso, alla morte della natura. 

Frederic Leighton; 1891. Il ritorno di Persefone dalla casa di Hade.

E’ più che evidente il valore del mito in relazione alle stagioni, al ciclo naturale a cui vanno incontro i “doni” della terra e il richiamo al modello catabasi/anabasi che si lega, a sua volta, al ciclo vita-morte – rigenerazione. A partire, dunque, da questo, diciamo, prototipo, si sviluppano anche le fasi ritualistiche eleusine che, molto probabilmente, ripercorrevano una serie di punti presenti all’interno della narrazione dei dolori di Demetra e del suo ricongiungimento finale con la figlia Persefone.

Ad esempio, il vagare della Dea richiama il pellegrinaggio ed il digiuno che dovevano essere affrontati dagli iniziandi così come il rifiuto del vino (collegato invece ai riti dionisiaci) e la sua sostituzione con il Ciceone. 

Secondo Plutarco, i Misteri si dividevano innanzitutto in due fasi, rispettivamente collegate alla primavera ed all’autunno: i Misteri Minori ed i Misteri Maggiori, che conducevano all’Epopteia, cioè alla suprema forma iniziatica e all’accesso ai massimi segreti. 

L’iniziazione – myesis – era naturalmente legata alla presenza di importanti strutture cultuali (come il citato santuario di Eleusi e l’Eleusinion, ad Atene) e si svolgeva in diverse fasi che comprendevano anche un sacrificio animale (nuovamente, abbiamo la presenza di un maialino), un bagno purificatore, quindi una più ampia e articolata cerimonia, descritta anche nel celeberrimo e citato inno omerico.

Nel corso dei Piccoli Misteri, nel periodo primaverile di Antesterione, si svolgeva una importante fase di purificazione e di sacrificio; nel corso dei Grandi Misteri, invece (Boedromione) si svolgevano le fasi dell’Iniziazione “profonda”. Già secondo le conclusioni di George Mylonas, tale liturgia poteva comprendere un percorso di ascesi suddiviso in tre elementi di progressiva esperienza e discoperta del divino: una iniziazione propria delle ritualità dei cosiddetti Piccoli Misteri; l’accesso ai Grandi Misteri e infine il raggiungimento dell’apice del percorso. [14]  

Persefone, Trittolemo e Demetra. Bassorilievo in marmo, 440-430 a.C.Eleusi, Museo Archeologico Nazionale di Atene.

A sinistra, la dea Demetra stringe uno scettro nella mano sinistra mentre con la destra mostra/offre delle spighe al giovane Trittolemo, che si trova al centro e volge lo sguardo al nume protettore. A destra, la giovane Persefone, con chitone e mantello, sorregge una torcia e compie un gesto benedicente nei confronti del ragazzo.

Nell’antica Grecia si sono sviluppati numerosi culti misterici, legati a diverse divinità e a differenti poleis: tra questi si possono ricordare il dionisismo, l’orfismo, i misteri di Samotracia e di Andania, e i misteri di Eleusi. Sono stati forse questi ultimi a divenire un modello per gli altri (…) I culti misterici presentano inoltre delle differenze significative tra loro: ad esempio ad Eleusi era presente una dimensione escatologica, ossia la preoccupazione per il destino ultimo dell’uomo, mentre non è rintracciabile presso i misteri di Samotracia, che prevedevano, invece, una soteriologia”.[15]

I Piccoli Misteri si svolgevano dunque, una volta all’anno, ad Atene, presso il fiume Ilisso e forse comprendevano spettacoli drammatici allusivi alle fasi iniziali dei candidati all’iniziazione, che incontravano il Mistagogo per prepararsi al percorso che sarebbe culminato nelle celebrazioni successive.[16]   I Piccoli Misteri erano perciò, in qualche modo, anche propedeutici all’avanzare del percorso iniziatico e la partecipazione alle cerimonie di purificazione era un elemento fondamentale per poter accedere ai successivi gradi dell’iniziazione. Paul-François Foucart, nella sua opera dedicata a Eleusi (Les mystères d’Éleusis,1914), ritiene che questa fase dei Misteri fosse intrecciata con la figura di un’altra divinità, Dioniso, e che una parte di queste cerimonia s’ispirasse a una versione “segreta” della storia dionisiaca che doveva essere vissuta dagli aspiranti così come in seguito sarebbe stata ripercorsa  e vissuta la vicenda di Demetra. Si tratta di un meccanismo che chiede, a chi si dedica al nume, di assumere su di sé il destino dello stesso, introiettando la sua vicenda e facendone paradigma evolutivo della sua stessa interiorità. Ecco perché, come già accennato, avevano importanza determinante anche le citate rappresentazioni che fungevano da occasione psicodrammatica per legare il percorso iniziatico ad elementi delle narrazioni sacrali da re-interpretare in chiave specifica.  

I Grandi Misteri si svolgevano invece nel periodo autunnale; le prime fasi comprendevano il trasporto degli Hierà – nascosti – da Eleusi ad Atene: i giovani scelti li ricevevano dallo Ierofante,[17] che li aveva custoditi presso il Telesterion; seguivano le fasi intime delle purificazioni, dei sacrifici e del ritiro degli iniziati e quindi la preparazione e la messa in scena della grande processione che da Atene riportava ad Eleusi i “tesori” della Dea. Chiudeva la celebrazione un giorno dedicato ad ulteriori sacrifici, forse pellegrinaggi presso i luoghi che avevano dato accoglienza a Demetra nel corso della sua luttuosa ricerca di Persefone e infine l’ingresso degli Iniziati all’ultima fase esoterica, all’interno del citato Telesterion, nell’area proibita.  Danze, canti, piccoli spettacoli accompagnavano la sontuosa teoria ma i festeggiamenti finali si svolgevano nel Telesterion, dove lo Ierofante esibiva (?) gli oggetti sacri dopo una rievocazione delle vicende legate alla narrazione della ricerca di Demetra e del ricongiungimento con Persefone.  

Naturalmente, non ci è dato sapere di cosa si trattasse. Clemente di Alessandria, teologo convertito al Cristianesimo vissuto fra il II ed il III secolo, nel Protreptico, II, 22, criticando i Misteri (anche se probabilmente non quelli di Eleusi), con disprezzo afferma: “E le ceste mistiche? (..) Non sono forse focacce di sesamo, queste famose cose (…) E non son forse melagrane, oltre a ciò, e ramoscelli di fico, e narteci, e rametti d’edera, e, ancora, focacce rotonde e papaveri? Eccoli qua i loro oggetti sacri!”. E’ comunque possibile che di natura simile fossero alcuni elementi elusini considerato il fatto che si tratta di culti di origine agricola e di natura ctonia. 

Nel corso del II secolo d.C., un teologo di nome Ippolito, nella sua Confutazione di tutte le Eresie, riferisce dell’importanza dell’esibizione di una spiga recisa,  ma è possibile che effettivamente il dono finale riservato all’Iniziato, al fedele della dea, fosse il semplice grano che costituisce invece il dono evidente e dedicato dal nume a tutti i viventi? [18]

Anche se il valore del segreto non risiede tanto nell’elemento in sé quanto piuttosto nel valore che è attribuito all’elemento – il quale si fa quindi simbolo di altro – è tuttavia possibile ipotizzare che gli elementi indicibili di questi misteri, quelli protetti dall’inviolabilità, fossero genericamente collegati al solo e semplice grano?

In un’ottica d’interpretazione psicofarmacologica ed etnobotanica ci si può riferire innanzitutto alle celeberrime visioni che, pare, fossero parte del percorso iniziatico – almeno a partire da un dato momento della storia religiosa greca.  La stretta segretezza non ci aiuta nell’impresa di ricostruire elementi certi (il concetto di “segreto” era molto serio, al tempo e si poteva incorrere nella pena di morte) e anche le fonti iconografiche presentano diversi problemi, tanto che non è così semplice distinguere specifiche rappresentazioni legate ad elementi cultuali misterici. Questi culti erano innanzitutto riferiti a due divinità femminili legate alla terra, alla rinascita e, come visto, alla fertilità. Secondo, Walter Burkert, potrebbe trattarsi di culti di matrice orientale, originari dell’ Asia minore, legati a modelli divini femminili come quello Grande Dea di Catal Huyuk.[19]  Altri studiosi, come Kerenyi, hanno avanzato l’ipotesi che potessero derivare direttamente da antichi culti minoici riferiti a una divinità femminile legata, fra le altre cose, al papavero piuttosto che al grano.[20] Del resto, se l’origine della dea Demetra è riferibile a Creta, così non è per l’episodio – chiave – del ritrovamento di Persefone, che non avviene presso l’isola.  I culti Eleusini avevano comunque e indubbiamente un debito esterno e per certo i misteri si erano originati a partire da culti legati all’agricoltura di modello simpatetico – si potrebbe ipotizzare che, in origine, l’esecuzione di determinati atti si operasse nell’attesa di ottenere l’abbondanza dei raccolti.[21]

Dev’essere, a questo punto, citato il famoso Ciceone. Nell’Inno Omerico a Demetra, la dea, come visto, rifiuta una coppa di vino per poter bere, invece, del Ciceone: 

“E Metaníra, una coppa di vino più dolce del miele
rempiuta, a lei la porse. La Diva, però, la respinse:
bere purpureo vino, diceva, non l’era concesso;
ma disse che farina con acqua e fragrante puleggio
mescesse, e a lei l’offrisse da bere. La sacra bevanda
quella apprestò, l’offrí, cosí come volle la Diva.
Deo veneranda l’accolse, fu questo il principio del rito”

Il termine kykeón può essere impiegato per indicare diverse bevande che, in comune, avevano l’orzo da mescolare. Così era dunque composto anche quello eleusino che, però, pare prevedesse anche la menta o, almeno, un bastoncino creato con un rametto di menta con il quale si poteva mescolare il composto, che non aveva una consistenza liquida. A tal proposito, Giorgio Samorini scrive: “Cade così, tra l’altro, l’interpretazione del Kerényi il quale, dando evidentemente alla menta una mera funzione aromatizzante e vedendo nella farina d’orzo una sorta di malto fermentato, ritiene il ciceone una bevanda simile alla birra e non una mistura che va rimescolata onde evitare che la parte solida si sedimenti sul fondo, come emerge chiaramente da ciò che Plutarco fa compiere a Eraclito e, quel che più conta, dallo stesso frammento B125 del filosofo”.[23]

Legato al Ciceone è un particolare vaso di terracotta rituale che si chiama Kernos. La sua fattura è davvero molto particolare in quanto al corpo centrale erano collegate alcune coppe che, a loro volta contenevano sostanze. Esistono anche dei kernoi che posso essere fatti risalire alla prima età del bronzo e che si trovano per lo più in contesti funerari tanto in Grecia quanto nel Vicino Oriente, senza però che vi si debba leggere un riferimento ai modelli rituali eleusini in quanto il modello del “kernos” non si associa esclusivamente a questo elemento cultuale. 

I kernoi eleusini presentano diverse forme: probabilmente, alcuni avevano un carattere esclusivamente rituali mentre altri servivano per offrire la bevanda. In questo caso, è possibile che il Ciceone si trovasse proprio nel corpo centrale del vaso mentre nelle ciotole vi fossero vari elementi che o erano mangiati o interagivano in qualche modo – anche simbolico – con la bevanda e rappresentavano elementi sacrali della cerimonia.[24] Giorgio Samorini ha offerto un panorama molto dettagliato sull’ipotesi che, all’interno dei Riti Eleusini, s’impiegassero “inebrianti” molto particolari[25] – tenteremo di riassumere al meglio una questione ancora piuttosto complessa e intricata.

Non si tratta di una ipotesi contemporanea, soprattutto in riferimento al citato Ciceone, considerato bevanda alcolica fermentata o contenente oppio o resa attiva dall’interazione con la menta poleggio, che in adeguata quantità può rivelarsi tossica. A tal proposito, anche Albert Hofmann aveva affermato che l’olio di poleggio, unito all’alcool e supportato dal digiuno poteva produrre effetti allucinatori.   Successivamente, gli studiosi spostano l’attenzione sulla Amanita muscaria[26]  sul Peganum harmala e sul Panaeolus papilionaceus. In ogni caso, l’idea era che l’elemento allucinogeno-mistico intervenisse nell’ultima fase iniziatica, perciò all’interno dei Grandi Misteri, in forma di apice e ricompensa finale per l’Iniziato.

Nel 1978, nell’opera The Road to Eleusis, [27] si cita l’ergot, cioè il fungo della segale cornuta: questa ipotesi si dimostra convincente per diverse ragioni, innanzitutto per l’associazione alle spighe di graminacee. Già il botanico Teofrasto, allievo di Aristotele, nella sua opera Περὶ Φυτῶν Ιστορίας, ritiene l’orzo soggetto all’infezione da parte di questo fungo.[28]

L’eventuale impiego della segale cornuta comunque non esclude quello di altre sostanze, soprattutto dell’oppio, che potevano intervenire anche in altre fasi dell’iniziazione. 

L’oppio fu probabilmente importato in Grecia dall’Europa centrale nella fase finale dell’Età del Bronzo ed il suo impiego congiunto a quello del Ciceone addizionato con l’ergot avrebbe potuto rappresentare anche un elemento “di sicurezza”, in quanto antidoto naturale ad un eventuale avvelenamento da parte degli alcaloidi della segale infetta.[29]

Si tratta comunque di ipotesi che, come ovvio, hanno ampiamente diviso gli studiosi.

Kernoi; Milos. EC III, 2300 – 2100 BC. Ashmolean Museum, Oxford AN 1971.157, AN1911.442.

Ancora sul mito:

Le Sirene nel mondo mitologico dell’antica Grecia: una panoramica

Bibliografia

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Id., Homo Necans, Jouvence, 2021.

F. Cassola (a cura di), Inni omerici, Milano; 1975.

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P.F.Foucart, Les mystères d’Éleusis, Arno Press; 1914.

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Id., Dionysos, 1976. 

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G. Mylonas, Eleusis and the Eleusinian Mysteries, Princeton University Press, Princenton 1961.

G. Samorini, L’uso di sostanze psicoattive nei Misteri Eleusini, 2008 in: F. D’Andria et al. (Eds.), Uomini, piante e animali nella dimensione del sacro, Seminario di Studi di Bioarcheologia, 28-29 giugno 2002, CNR e Università del Salento. 

P.Scarpi (a cura di), Le religioni dei misteri, XII; Milano, 2002. 
W. Schmidbauer, Halluzinogene in Eleusis, 1968-69,  Antaios, vol. 10

A. Tonelli (a cura di), Eleusis e Orfismo – I Misteri e la tradizione iniziatica greca,Feltrinelli; 2017.

T. Taylor, The Eleusinian and Bacchic Mysteries: a dissertation,  Bouton;1891.

G. Wasson, A. Hofmann. C. A.P. Ruck, The Road to EleusisUnveiling the Secret of the Mysteries, Harcourt Brace Jovanovich; 1978.

Sitografia


[1] W. Burkert, Homo Necans, Jouvence, 2021, p.173.

[2] Inno Omerico a Demetra.

[3] K.Kerényi, Eleusis: Archetypal Image of Mother and Daughter, Princeton University Press, Princenton 2020, p.20

[4] Le più antiche tracce di frequentazione dell’area eleusina risalgono al IV millennio a.C.; fra il 2000 ed il 1500 a.C. sono invece databili i resti di alcune abitazioni. 

[5] Il più antico Megaron è orientato da sud verso nord-ovest e ha le caratteristiche tipiche dell’unica stanza lunga e stretta preceduta dal porticato. A causa della successiva costruzione di altri edifici, ciò che resta è poco.  Gli scavi di Konstantinos Kourouniotes e George Mylonas (1930-1940), sulla collina, portarono alla luce un altro Megaron  (il cosiddetto Megaron B) sotto il suolo del più tardo Telesterion. Si tratta di un megaron risalente al Tardo Elladico II[5]  e “identificato con il tempio originario dedicato a Demetra di cui parla l’Inno Omerico a Demetra”. All’interno del Mégaron B non sono stati rinvenuti gli oggetti originari; nei pressi di un piazzale, piccole statuette di terracotta risalenti al miceneo superiore e alábastra rituali.  La pianta del celebre Telesterion – probabilmente, l’edificio più importante da collegarsi ai riti eleusini – si allontana da quella tipica del tempio greco.  Intorno al VII-VI secolo a.C., e quindi fra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C., l’area subisce importanti modifiche e si può notare un cambiamento della pianta del Telesterion che, sotto Pisistrato, sarà stato ulteriormente ingrandito. 

[6] Hom. Il XIII. 322 Hesiod. Theog. 452, &c.; Apollod. I. 2. § 1. Eurip. Bacch. 276

[7] LIMC IV, 1981, p. 844.

[8] In miceneo è presente nella forma Da-ma-te (PY En 609.1). Un composto di μήτηρ, “madre”, mentre sorgono dubbi sull’interpretazione della prima parte del nome. Vi si può vedere un antico nome della terra, δᾶ, presente anche in Poseidone, nella forma Ποσεί-δαν o Ποσει-δάν (lyr.) (Kretschmer, “Wien. Stud”. 24, 1901-02, pp. 523 ss.). Chantraine (DELG), però, afferma che l’esistenza di una voce δᾶ, “terra” è stata contestata dal punto di vista filologico.  Carnoy (DEMGR) interpreta questo nome come “terra madre”, partendo dall’ipotesi che γῆ, “terra” derivi dalla radice indoeuropea *gweiəē, “vivere”; nell’unione con mater non si ha una labializzazione di gwiəē, che darebbe invece come esito una dentale, da cui Δη-μήτηρ. 

[9] “A partire dal VI secolo a.C. si verifica una sorta di rifondazione dei Misteri, che assumono la configurazione con cui ci sono noti: ciò in seguito all’affermazione definitiva degli Eumolpidi come egemoni del sacerdozio eleusino”. A. Tonelli, Eleusis e Orfismo,  i Misteri e la tradizione iniziatica greca, Feltrinelli; 2017, p.12.

[10] La maggior  parte delle notizie che abbiamo ci parla della realtà ateniese ma le Tesmoforie erano celebrate, molto probabilmente, in tutta la Grecia.

[11] Collina ateniese a ovest dell’area dell’Acropoli. 

[12] P.Scarpi (a cura di), Le religioni dei misteri, XII; Milano, 2002.

[13] Il mito si trova anche in altri autori, è bene considerare almeno anche quanto si trova presso lo Pseudo-Apollodoro – Apollod. 1.5.1 – il tema è il medesimo, quello del ratto di Persefone da parte del dio infero, di Demetra che, giorno e notte, disperata, si aggira alla ricerca della figlia toccando, nel corso del suo viaggio, alcuni luoghi di culto come Ermione e infine ovviamente Eleusi, dove giunge sotto le sembianze di una donna comune. Al tempo regnava Celeo, quando Demetra giunse presso la sua casa, la sposa Metanira aveva da poco partorito un bimbo Demofoonte – che Demetra volle rendere immortale esponendolo al calore delle fiamme.  Interrotta nel corso del rito da Metanira (o da Prassitea), uccise per errore il fanciullo.  Nella versione di Ovidio, – Fasti iv.507 ss  – Celeo non è un re ma un semplice contadino, tuttavia inalterato è il tema dell’ospitalità, che la dea cerca di ricambiare.  C’è anche un altro fanciullo che vive presso la casa di Celeo: Trittolemo che, secondo alcune fonti è di natura divina mentre secondo altre è il fratello maggiore di Demofoonte. Secondo questa versione, Demetra decise di insegnare a Trittolemo l’arte della agricoltura e quindi educò tutti gli abitanti di Eleusi a compiere i suoi riti. Per questa ragione, la cosiddetta “triade eleusina” annovera accanto a Demetra e Persefone proprio Trittolemo.  Da Eleusi proviene uno splendido bassorilievo cultuale in marmo pentelico databile alla seconda metà del V secolo che rappresenta proprio la triade nel corso di un rituale.

[14] G. Mylonas, Eleusis and the Eleusinian Mysteries, Princeton, 1961.

[15]  M. Cuzzolin, Sacrificio e iconografia di Demetra e Kore nelle ceramiche di Eleusi, Università degli Studi di Padova, Dipartimento dei Beni Culturali, Anno Accademico 2023/2024,p.30. Consultabile in: https://thesis.unipd.it/retrieve/f2276dd6-f04c-4c47-8b13-194fc32b6e81/Cuzzolin_Matilde.pdf

[16] Vd.anche: T. Taylor, The Eleusinian and Bacchic Mysteries: a dissertation,  Bouton;1891.

[17] Le famiglie che si occupavano del culto erano quelle degli Eumolpidai (fra i quali era scelto lo Ierofante e le sacerdotesse Hierophantides) e dei Keryke (dalla quale provenivano il Keryx ed il Dadouchos). La maggior importanza degli Eumolpidai si doveva al fatto che la massica carica fosse rappresentata proprio dallo Ierofante, al quale spettava la responsabilità sia delle iniziazioni che degli hierà, cioè degli oggetti sacri. Si trattava di cariche a vita, così come quella della Sacerdotessa che era pagata dagli stessi Iniziati per rappresentare Demetra nelle celebrazioni.  

[18] Cf. C.G. Jung, K. Kerènyi, Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia. Boringhieri;2012.

[19] Cf. W. Burkert, Antichi culti misterici, Laterza; 1989. 

[20] A tal proposito, fra le fonti antiche, possiamo citare Diodoro Siculo che pure rileva l’importanza di Creta per la nascita dei misteri eleusini.

[21] F. Cassola (a cura di), Inni omerici, Milano; 1975, p.30.

[22] E.Lippolis, Mysteria: archeologia e culto del santuario di Demetra a Eleusi, Mondadori, Milano 2006, p.35.

[23] https://samorini.it/archeologia/europa/misteri-eleusini/ciceone/

[24] Per approfondimento: G. Wasson, A. Hofmann. C. A.P. Ruck, The Road to EleusisUnveiling the Secret of the Mysteries, Harcourt Brace Jovanovich; 1978.

[25] Cf. G. Samorini, L’uso di sostanze psicoattive nei Misteri eleusini, in: F. D’Andria et al. (Eds.), Uomini, piante e animali nella dimensione del sacro, Seminario di Studi di Bioarcheologia, 28-29 giugno 2002, CNR e Università del Salento, Edipuglia. Vedi anche: https://samorini.it/archeologia/europa/misteri-eleusini/inebrianti-eleusini/

[26] W. Schmidbauer, Halluzinogene in Eleusis, 1968-69,  Antaios, vol. 10, pp. 18-37. Il sito di Giorgio Samorini ci fornisce il link diretto: https://www.samorini.it/doc1/alt_aut/sz/schmid.pdf?_gl=1*1nezdxd*_ga*Nzc0Nzk0MDkyLjE3MjM3MTU4NTE.*_ga_VT3T3E08J2*MTcyMzk5MjQ4NS42LjEuMTcyMzk5NTAyOC4wLjAuMA..&_ga=2.177259623.338356599.1723987507-774794092.1723715851

[27] Wasson (1978)

[28] Hist.Plant., VIII.10.2; VIII.8.3.

[29] Cf. M.D. Merlin, On the Trail of the Ancient Opium Poppy; Fairleigh Dickinson University Press, 1984 .

[30] K. Kerenyi, Eleusis: Archetypal Image of Mother and Daughter. New York, 1967.

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