Quando si ascoltano le storie che provengono dal complesso tessuto mitologico della Gracia antica, spesso capita di confondere Titani e Giganti e, quindi, la Titanomachia e la Gigantomachia.
Questo perché, in realtà, si dà per scontato che gli Déi del Pantheon greco siano i cosiddetti dei “olimpici”, in realtà questo non è propriamente corretto: non solo ne esistono altri che sono stati i veri e grandi signori del mondo prima di Zeus ed Hera ma, per la verità, anche alcune divinità “olimpiche” sono in realtà, secondo molti studiosi, di natura pre-olimpica (ad esempio, Athena).
Dunque i Titani sono un gruppo di divinità figlie degli Dèi primordiali Urano e Gea. Fra i Titani abbiamo, ad esempio, Oceano, Crono e Rhea.
I Titani e gli Dèi primordiali convivevano con altre divinità piuttosto mostruose, come ad esempio gli Ecatonchiri, che avevano cento braccia, cinquanta teste e sputavano fuoco, o come i Ciclopi, che erano legati alla metallurgia e non sono da non confondere con i Ciclopi di Omero, come ad esempio il celebre Polifemo.
Urano aveva paura di questi figli così forti e per questo li aveva scaraventati nel Tartaro, che sarebbe una sorta di gola orrenda e profondissima ai confini dell’esistente, abitato da un Dio terribile, ancora più antico di Urano stesso, che si era formato dopo che Gea era emersa dal caos primordiale.
E’ proprio l’antica dea Gea che, indignata per questo gesto, convince i Titani a ribellarsi al dominio di Urano: è così che il Dio Crono, usando la falce che gli aveva donato la madre, evira Urano e ne getta i genitali fra le onde del mare. Naturalmente, nel compiere questo gesto, diverse gocce di sangue si spargono sulla terra e da queste nascono altre creature mostruose come ad esempio le Erinni e, appunto, i citati Giganti.
Dopo questo gesto, Crono conquista il potere e prende in sposa la Dea Rhea ma inizia a ripetere, come in un ciclo apparentemente inarrestabile, l’uso paterno di uccidere i propri figli per evitare di essere da loro spodestato: è solo a questo punto che, nel mito, incontriamo per la prima volta Zeus, che è figlio di Crono e Rhea e sarà da quest’ultima salvato con il celebre stratagemma della pietra: Rea, incinta di Zeus, si reca a Creta per partorire, affida il piccolo Zeus ai Cureti (altre divinità particolarissime di cui abbiamo trattato in uno Short e sui quali faremo in futuro un video più dettagliato) e, al posto del neonato, porta allo sposo una pietra avvolta in un panno. Crono, credendolo Zeus, la inghiotte.

Crono, Rhea e la pietra dell’inganno. Pelike attica a f.r., V a.C. Metropolitan Museum of Art.
La storia è naturalmente destinata a ripetersi: Zeus, di cui Crono ignora l’esistenza, cresce e desidera spodestare il padre, dando il via alla cosiddetta Titanomachia, quindi la lotta dei Titani contro quelli che saranno gli Dèi dell’Olimpo.
Secondo alcuni autori, la battaglia si svolge nella misteriosa terra della Tessaglia,che si estendeva all’incirca dal monte Olimpo al fiume Spercheo, e dura ben dieci anni. Da una parte i Titani, che si erano stanziati presso il monte Otri e, dall’altra, tutti i figli di Crono che, invece, avevano conquistato il monte Olimpo.
Per sbloccare la situazione, interviene nuovamente Gea che suggerisce a Zeus di farsi aiutare dai Ciclopi e dagli Ecatonchiri: Zeus allora si reca presso il Tartaro, dove erano stati anticamente relegati e li libera. Naturalmente,a questo punto, la vittoria è per gli Dèi dell’Olimpo.
Per quanto alcuni autori confondano la Titanomachia e la Gigantomachia, si tratta di due eventi ben distinti, abbiamo infatti visto come i Giganti fossero figli di Urano, nati dal sangue perso da questo antichissimo Dio durante la sua evirazione. Secondo la tradizione, i Giganti si erano costituiti in una tribù composta da cento individui.

Zeus combatte il Gigante Porphyrion. Kylix attica a f.r., V a.C. Antikensammlung, Berlino.
Secondo Omero si trattava di creature semidivine, abitanti le aree occidentali più lontane,di stazza enorme, temibilissime e selvagge. Dopo che Zeus aveva preso il potere insieme agli Dèi, diverse volte i Giganti si erano comportati con arroganza nei confronti dei numi e, per questo, Zeus li aveva puniti.

Atena sconfigge il Gigante Encelado. Attica a f.r. V a.C. Musée du Louvre, Parigi.
I Giganti, insomma, fanno parte di quella “mitizzazione” di popolazioni diverse, come i Lestrigoni o i Ciclopi omerici. Va tuttavia osservato come secondo alcuni autori, nel corso della genesi di questi esseri mostruosi e quindi del loro sviluppo nell’immaginario greco, vi sia stata una fusione con il processo di mitizzazione di fenomeni naturali come, ad esempio, le eruzioni vulcaniche. E’ inoltre possibile che la costruzione successiva del tema della Gigantomachia si sia avviata proprio attraverso un processo e imitazione e fusione con la primordiale Titanomachia, a rappresentare delle battaglie realmente avvenute fra gli Elleni ed altre popolazioni percepite come terribili e “barbariche”.
Secondo la tradizione, i Giganti desideravano scalare l’Olimpo e per farlo avevano deciso addirittura di mettere tre monti, uno sopra l’altro. Gli Dèi li avevano respinti, con l’aiuto dell’eroe semidivino Eracle: in campo non erano scesi solo gli Dèi combattenti come Ares ma anche Apollo e lo stesso Poseidone – che scaglia isole in mare. Anche le Dee avevano combattuto: Artemide, ad esempio e naturalmente, Athena che contro gli ultimi Giganti in fuga, come Poseidone, aveva scagliato in mare la stessa Sicilia.
A. Ferrari, Dizionario di Mitologia Greca e Latina, Utet, 1999
F. Graf, Il mito in Grecia, Laterza, 2007.
P. Grimal, Dizionario di Mitologia Greca e Romana, Paioleia Editrice Brescia, 1987
Hes. Theog. 133,185, 697, 851
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Diod. Sic. 5.66.1,
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Hom. Il.VIII, 479 – XIV 279;
Hom. Od. VII 59, 206, X 120
Hom. Hymn. in Apoll. 335
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Plin. Nat.Hist. XXXVI. 5.4

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