Le Metamorfosi di Apuleio: una panoramica e un riassunto

Eccomi a raccontarti, o lettore, storie d’ogni genere, sul tipo di quelle milesie e a stuzzicarti le orecchie con ammiccanti parole, solo che tu vorrai posare lo sguardo su queste pagine (…) E avrai di che sbalordire sentendomi dire di uomini che han preso altre fogge e mutato l’essere loro e poi son ritornati di nuovo come erano prima (…)tu ti chiederai io chi sia; ebbene te lo dirò in due parole: le regioni dell’Imetto, nell’Attica, l’Istmo di Corinto e il promontorio del Tenaro nei pressi di Sparta sono terre fortunate celebrate in opere più fortunate ancora. Di lì, anticamente, discese la mia famiglia; lì, da fanciullo, appresi i primi rudimenti della lingua attica, poi, emigrato nella città del Lazio, io che ero del tutto digiuno della parlata locale, dovetti impararla senza l’aiuto di alcun maestro (…) Perciò devi scusarmi se da rozzo parlatore qual sono, mi sfuggirà qualche barbarismo o qualche espressione triviale. Del resto questa varietà del mio linguaggio ben si adatta alle storie bizzarre che ho deciso di raccontarti…”

E’ questa parte dell’inizio de Le Metamorfosi, un’opera straordinaria di un personaggio altrettanto straordinario: Apuleio.

Le Metamorfosi di Apuleio mostrano notevoli difficoltà ermeneutiche. Lo stile labirintico, conduce a svariate vie interpretative, perciò rispondere alla domanda di cosa si tratta, veramente? Non è così semplice come potrebbe apparire e svariate interpretazioni si sono succedute fin dai tempi antichi.L’opera, nel suo complesso, ricorda la storia dell’uomo-asino dello pseudo Luciano di Samosata, che era contemporaneo di Apuleio, per ciò è possibile che entrambi gli autori abbiano tratto ispirazione da una fonte comune, che secondo l’erudito bizantino Fozio di Costantinopoli sarebbe da identificarsi nell’opera perduta di Lucio da Patrasso, del quale comunque non sappiamo nulla.

In questo modo e su tali argomenti dunque Antonio Diogene ha con- cepito il suo racconto fantastico ( τῶν δραμάτωνπλάσις). A quanto pare, questi precede gli altri che si dedicarono a inventare racconti del genere (τὰ τοιαῦταδιαπλάσαι), come Luciano, Lucio, Giamblico, Achille Tazio, Eliodoro e Damascio: il suo racconto infatti sembra essere la fonte e la radice della Storia vera di Luciano e delle Metamorfosi; e probabilmente Dercillide, Cerillo, Truscano e Dinia sono il modello anche dei racconti fantastici (πλάσματα) su Sinonide e Rodane, Leucippe e Clitofonte, Cariclea e Teagene” (Bibliotheca 166,111b)

In ogni caso, l’opera di Apuleio possiede una sua assoluta originalità, innanzitutto nel pubblico di riferimento, che è difficilmente individuabile data la commistione di elementi colti e raffinati ed altre strategie più popolari, di modo da creare, quale riferimento, un pubblico piuttosto eterogeneo. Del resto, sappiamo che le Metamorfosi non godevano di stima presso gli ambienti più elitari. Potremmo forse ritenere che l’opera mirasse a presentarsi innanzitutto come un elemento di  intrattenimento ironico che conciliava finalità di tipo propagandistico-religioso.

Fondamentali i temi della curiosità, dell’entusiasmo, delle prove, della purificazione e della tracotanza, che si snodano attraverso la storia principale, ispirata da motivi spirituali legati alle tradizioni misteriche ed ai culti Isiaci. Questa narrazione funge anche da  

da cornice narrativa per diverse digressioni in forma di novelle, secondo un modello che sarà poi individuabile anche ne Le Mille e una Notte e infine nel Decameron di Boccaccio.

Conosciamo abbastanza bene la vita di Lucio Apuleio Madaurense perché lui stesso ha scritto molto a riguardo.  Apuleio nasce  nel 125 a Madaura, che si trova nell’attuale Algeria, figlio di una famiglia piuttosto ricca, riceve un’ottima istruzione e ha presto occasione di viaggiare molto, soprattutto in Grecia, ad Atene, dove incontra la filosofia platonica e inizia ad interessarsi approfonditamente dei culti misterici e legati alla filosofia neoplatonica.

Nel corso di uno dei suoi viaggi, mentre sostava presso l’attuale Tripoli, Apuleio si era imbattuto in un suo amico che si chiamava Ponziano e aveva così avuto l’occasione di conoscere anche sua madre, Emilia Pudentilla, che era vedova: ne segue un matrimonio, seppur non fondato sull’amore, che fa di Apuleio l’erede delle ricchezze di Pudentilla, soprattutto a seguito della morte di Ponziano. Inizia così il famoso processo ad Apuleio, accusato dai parenti di Pudentilla di aver esercitato incantesimi per sedurre la donna e ucciderne il figliolo. Il processo si celebra nel 159 presso Sabratha, per un reato che fa capo alla lex Cornelia de sicariis et veneficis e che espone Apuleio, che comunque ne uscirà assolto, alla pena di morte: ne consegue la celeberrima orazione difensiva il  – Pro se de magia -.

La difesa che imposta Apuleio si costruisce attorno ad una ampia  contestualizzazione dei capi d’accusa, i quali sono in qualche modo ribaltati: dalla magia intesa nel senso più becero del termine, ci si eleva verso la filosofia:  la  magia è materia del filosofo.  Si tratta di una importante contestualizzazione, in quanto il filosofo, all’epoca, era inteso come un depositario di sapienza e persino una sorta di potenziale intermediario con la realtà numinosa.  Apuleio fa dunque perno sull’ideazione del filosofo-mago proprio della visione neoplatonica e del modello derivato dai culti orientali.

Tornato a Cartagine, Apuleio ottenne il prestigioso titolo di sacerdos provinciae, e in virtù  delle sue molte pubblicazioni, inizierà a raccogliere i frutti di una crescente fama di  grande filosofo platonico. Purtroppo non sappiamo cosa ne sia di lui dopo il 170 ma è possibile ipotizzare che la morte si aggiri attorno al 180.

Nel corso della sua vita, Apuleio era stato uno scrittore davvero prolifico e uno studioso poliedrico: perciò di lui si conservano numerose opere e tuttavia la più famosa è certamente  Le Metamorfosi o, come chiama l’opera Sant’Agostino nel De Civitate Dei, l’Asino d’oro,  l’unico romanzo latino giuntoci integralmente.

L’opera è divisa in undici libri che vedono come protagonista Lucio .

Lucio desidera recarsi  in Tessaglia, antica terra di magia, nel corso del viaggio incontra due viandanti che gli narrano terribili storie che hanno come protagonista proprio la magia.  Viene quindi ospitato  dal ricco Milone, la cui moglie, che si chiama Panfila, è una potente maga. Lucio è incuriosito e desidera assistere alle opere di magia di Panfila che, grazie ad un unguento prodigioso, è persino capace di trasmutarsi in gufo.  Lucio cerca di provare su di sé l’unguento ma per uno scambio di boccette si trasforma in un asino. Sopraggiungono dei malviventi che s’introducono nella casa di Milone e Panfila e rubano Lucio, credendolo, ovviamente, un asino. Nel covo dei banditi, Lucio incontra Càrite, una giovinetta che è stata presa in ostaggio, e una anziana donna che narra la lunga storia di Amore e Psiche.

A rovesciare la situazione apparentemente disperata sopraggiunge il promesso sposo della fanciulla che riesce a liberarla e a mettere in salvo anche Lucio che però viene presto  affidato a un nuovo padrone, che lo stanca e lo maltratta. Lucio viene anche a  sapere che, nel frattempo, Càrite si è tolta la vita dopo che il suo novello sposo era stato ucciso per gelosia da un uomo innamorato della fanciulla.

 Le disgrazie non paiono terminare: Lucio, sempre ovviamente in forma di asino, è venduto prima ad alcuni falsi Sacerdoti siriani, quindi ad un mugnaio, un ortolano, un soldato e infine due fratelli, un pasticcere e un cuoco: naturalmente, alla biada Lucio sembra preferire i dolci, avviene inoltre che una donna del luogo esprima il desiderio di unirsi a lui e, da questo momento, ormai  divenuta  una sorta di celebrità, Lucio si trasforma nella principale attrazione  di uno spettacolo, che si svolge nel teatro di Corinto, che consiste nell’accoppiamento tra l’animale e una donna per omicidio. Lucio è disgustato e fugge. A lui giunge in sogno la Dea iside, che gli ingiunge di presentarsi alla celebrazione della sua festa e quindi di nutrirsi delle rose che il Sacerdote porterà. Così Lucio può finalmente tornare uomo e dedicarsi ai Sacri Misteri della Dea.

Le sue avventure lo hanno purificato e reso degno di farsi portatore della statua della Dea nel corso delle processioni.

Letture consigliate

E. Adriani, Storia del teatro antico, Carrocci Editore, 2005.

B.Baldwin., Apuleius and the Christians, in «LCM» 14; 1989. 

A.Fo , Apuleio. Le Metamorfosi o L’asino d’oro, Rizzoli; 2002.

L.Graverini,Le Metamorfosi di Apuleio: letteratura e identità,Pancini Editore; 2007.

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